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Restaurata la macchina orologio di Alfonso Sellaroli

Fin dal 1714 il rosone della chiesa Santa Croce ospita il quadrante del vecchio orologio ad una sola campana, con l’aggiunta dei quarti nel 1833. Niente concessioni alla simbologia cristiana, bando alle decorazioni in vetro delle campiture, nessun richiamo al cerchio come linea eterna, senza inizio né fine: la breccia muraria non si apre al divino, si serra alle esigenze dell’uomo.

L’orologio è uno strumento fondamentale per garantire una corretta e ordinata vita nei campi e merita precedenza nelle spese. Così, nel 1913, l’allora sindaco di Celenza Valfortore, Saverio Iamele, commissiona una nuova e moderna macchina ad Alfonso Sellaroli: un capolavoro a quattro ruote, con pesi in pietra e sveglia, sostituito negli anni Sessanta del Novecento e, oggi, completamente restaurato dall’Aps Archeoclub.

I ruotismi immobili, coperti da polverume e guano di piccione ci hanno ferito nell’orgoglio. L’orologio da torre a grande suoneria giaceva nel campanile della chiesa Madre: ogni singola parte – dagli ingranaggi alle camme, dagli scappamenti alle ancore – è tornata allo splendore e alla funzionalità originaria. Le meccaniche raffinate, di alta precisione, ticchettano tremilaseicento volte l’ora, battendo settecentodiciotto rintocchi quotidiani, colpi fragorosi udibili a chilometri di distanza.

Verrà esposto in estate nella sede dell’Antiquarium comunale, presso l’ex monastero.

 

 

 

Alfonso Sellaroli nasce a Guardia Sanframondi, in provincia di Benevento, il 26 novembre 1855. A soli vent’anni, dopo aver frequentato la scuola del Golfarelli a Firenze, apre un laboratorio specializzato nella produzione artigianale di orologi pubblici per campanili, torri, chiese e palazzi.

Durante la prima guerra mondiale si stabilisce a Napoli, dove diventa fornitore di tachimetri dell’aeronautica militare. Muore nella città partenopea il 10 marzo 1940.